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INTRODUZIONE ALLA NEURALTERAPIA

Cos’è la Neuralterapia?

In un’epoca in cui la medicina è andata sempre più specializzandosi nelle cure delle varie parti del corpo e nel loro sempre più sofisticato studio, la neuralterapia rappresenta quasi un monito, una sorta di richiamo al concetto, legato ancora alla medicina cinese, che il corpo è in realtà un organismo unico e, come tale, è sottoposto ad un continuo scambio di informazioni che tengono in costante collegamento tutte le sue parti. Ogni organo è infatti circondato dalla “matrice”, una sostanza innervata, ricca di cellule, di vasi sanguigni e linfatici, che riceve e passa informazioni a tutte le altre parti del corpo.

La Neuralterapia si basa da una parte sull’anatomia, sulla fisiologia e sulla clinica tradizionale, dall’altra sui concetti di medicina biologica complementare.

Cerchiamo di capire come agisce la neuralterapia, uno straordinario metodo di cura così poco conosciuto in Italia.

Sappiamo oggi che la salute è possibile quando il controllo cibernetico del Sistema Nervoso Autonomo è perfetto: qualunque errore a tale livello comporta l’alterazione dei meccanismi di regolazione e quindi, in ultima analisi, la malattia. Il nostro corpo, e in particolare il sistema nervoso, è attraversato da un continuo flusso di informazioni. Informazioni errate o eccessive possono disturbare o bloccare il corretto funzionamento degli organi. La neuralterapia rimuove questi blocchi di energia, riabilitando i naturali meccanismi di autoregolazione.

Vediamo come questo avviene.
Dobbiamo sapere che le nostre cellule vivono e compiono il loro lavoro grazie a fenomeni elettrici: infatti sono costantemente “polarizzate”, vale a dire che si comportano come piccole batterie sempre cariche, con una differenza di potenziale di circa 90 milliVolts. Ogni tipo di stimolo provoca una scarica della cellula (depolarizzazione), a cui segue una immediata “ricarica” (ripolarizzazione), grazie all’energia fornita dal metabolismo. Fin qui tutto bene. Ma può succedere che di fronte a stimoli troppo forti o troppo ripetuti (chimici, fisici, o traumatici) alcune cellule non riescano più a ripolarizzarsi spontaneamente. Queste cellule non sono più in grado di integrarsi con il tessuto circostante, quindi non funzionano più correttamente (ricordiamo che permangono in una condizione di permanente “scarica”). Il problema ulteriore, e più grave, è che con il loro squilibrio elettrico queste cellule costituiscono un cosiddetto “campo di disturbo“, una zona, cioè, di interferenza nei riguardi del resto del corpo. Per dirla in parole semplici, è come se generassero continuamente “rumore”, una sorta di ronzio di fondo elettrico, con effetti disturbanti anche a distanza e su altri organi (ricordiamo che il nostro organismo è a tutti gli effetti una rete di interconnessioni).

Infatti il nostro organismo si comporta praticamente come un sofisticatissimo computer, nei cui circuiti però possono, per vari motivi, inserirsi dei segnali anomali. Questi possono indurre il corpo a comportamenti inappropriati. Tutto ciò, alla fine, può tradursi in dolori e disturbi di ogni genere, in zone del corpo che, in apparenza, nulla hanno a che fare con il problema di origine.

Quindi la Neuralterapia agisce ripolarizzando e stabilizzando il campo di disturbo, ripristinando il normale potenziale di membrana. Ciò fa sì che il Sistema Nervoso Autonomo (ortosimpatico e parasimpatico) possa correttamente funzionare secondo ritmi di salute, permettendo la guarigione dell’organo bloccato a valle della catena di interferenza.

Gran parte del fascino di questa tecnica consiste nel fatto che essa si rivela come metodo diagnostico prima ancora che come efficace terapia, ed è indicata, senza dubbio, per le sindromi acute, che risolve in tempi brevissimi, ma soprattutto per le patologie croniche delle quali “spiega” il lontano instaurarsi.

Il punto di partenza è nella ricerca e nella localizzazione, tramite l’anamnesi, l’ispezione e la palpazione, di un campo di disturbo capace di generare delle alterazioni funzionali locali, segmentali, o in punti ed in organi assolutamente lontani dal campo di disturbo stesso. Proprio il concetto di campo di disturbo costituisce l’aspetto innovativo e stimolante di questa metodica, perché, togliendo questa causa capace di inviare informazioni negative, si ristabilisce un equilibrio che riporta la salute. In questo modo accade un fenomeno che va sotto il nome di “fenomeno secondo Huneke” che è veramente emozionante per il medico e che lascia stupefatto ed entusiasta il paziente: sul piano clinico si innesca un riequilibrio capace di portare ad una completa autoguarigione.

Campi di disturbo possono essere frequentemente costituiti da:

  • cicatrici da ferita o da taglio,
  • cicatrici chirugiche (ad es. appendicectomia, cesareo, episiotomia, ecc.),
  • focolai cronici (ad es. denti devitalizzati, tonsillite cronica, sinusite cronica, ecc.),
  • corpi estranei,
  • tessuti traumatizzati.

Facciamo un esempio: una vecchia cicatrice da appendicectomia (anche se perfettamente rimarginata) potrebbe essere causa per anni e anni di una cefalea cronica (è solo un esempio), oppure di un dolore persistente ad un ginocchio; tali disturbi potranno più o meno migliorare col tempo e con varie terapie, ma non potranno mai completamente sparire se non si va a trattare proprio quella cicatrice, il campo di interferenza.

La neuralterapia si effettua principalmente in tre forme:

  1. come terapia segmentale in forma di trattamento locale o sul segmento individuato
  2. come diagnostica di uno o più campi di disturbo e conseguente terapia
  3. come terapia su ganglio sulla catena laterale del sistema nervoso simpatico.

Si agisce a questi livelli grazie a delle minime quantità di un anestetico locale (procaina), che viene utilizzato non per cancellare il dolore (non è una terapia del dolore come si crede comunemente) ma proprio per portare delle informazioni energetiche al sistema regolatore di base.

Autore – Dott. Massimo Testi

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